Lettori fissi

mercoledì 2 gennaio 2019

L'ALBERO DI NATALE ALL'UNCINETTO


È particolarissimo e degno di nota l’albero di Natale multicolore sulla  piazza principale di Bettolle realizzato tutto all’uncinetto grazie al comitato Bettolle in rosa che già da alcuni anni si rende attivo e solidale sul territorio per sensibilizzare la prevenzione del tumore al seno. Il Comitato, similmente all’Associazione di Chianciano Terme Io sempre donna, é  nato nel 2016 quando Rita Reggidori ha avuto l’idea, come già avveniva da altre parti,  di colorare Bettolle di rosa con la tecnica dell’urban knittig, quadri fatti all’uncinetto o a maglia. Il nucleo originale  del Comitato di Bettolle é nato intorno ad alcune mastectomizzate, ma ad esso velocemente si sono unite altre donne sensibili a questo tema. L’esperienza  si è ripetuta negli anni successivi colorando in ottobre, durante il mese dedicato alla prevenzione, sempre più Bettolle di rosa ed aggiungendovi iniziative collaterali, quali convegni e concerti. Nel 2017 – afferma una delle organizzatrici Lorella Fanotti - è stato progettato e partecipato un convegno con dei medici che hanno trattato il tema della prevenzione del tumore al seno, affrontando i vari aspetti, dall’alimentazione alla diagnostica e nel 2018, grazie alla collaborazione di artisti locali, è stato organizzato un concerto di beneficenza il cui ricavato, quasi duemila euro, attraverso l’associazione Atletica sinalunghese che ha un rapporto consolidato con l’Ospedale di Nottola, è stato utilizzato per finanziare un progetto di supporto psicologico per gli utenti del reparto oncologico. Devo dire   – dichiara ancora Lorella -  che adoperarsi per questa causa ci dà sempre molta energia stimolandoci nella creatività e smontato l’allestimento di ottobre è venuta fuori l’idea dell’albero di Natale. Ci siamo messe di nuovo al lavoro, cercando la lana, questa volta non solo rosa, e grazie all’aiuto di tante donne, sono cominciati ad arrivare i quadri. Ogni giorno la pila si alzava e abbiamo iniziato ad assemblarli. Per fortuna esisteva già una struttura metallica che faceva al caso nostro, abbiamo messo al lavoro i nostri mariti, che hanno fatto le opportune modifiche. Intanto Rita ha fatto un piccolo albero, una miniatura di quello grande, che è stato regalato al reparto di oncologia. Questo albero ci è servito un po’ anche a capire come montare quello grande. Non è stato semplice, la struttura alta più di 4 metri ha richiesto di utilizzare un cestello aereo per riuscire a ricoprirla.  Il risultato finale, con più di 300 quadri, ci ha reso orgogliose del nostro lavoro. Un progetto che non soltanto artistico, ma che vuole lanciare un messaggio di prevenzione e di solidarietà. Un altro aspetto positivo di questa esperienza sono stati i momenti di aggregazione, momenti  quasi perduti nella frenetica vita di oggi.  Ritrovare il piacere di lavorare gomito a gomito, riscoprire il gusto delle veglie fra lo sferruzzare e il chiacchierare, e, soprattutto, trovare tante porte aperte, chi ci ha regalato la lana, la ditta che ha messo a disposizione il cestello, le luci per l’albero, chi ha fatto il video. Una nota dolente? Non essere riuscite a dare risalto mediatico a questa cosa.  Vedere  vari servizi televisivi con l’albero all’uncinetto fatto in Molise o quello di San Giuliano terme, e sentirli definire unici, ci ha fatto un po’ male -conclude Lorella.

Sono speciali e molto belli questi alberi fatti all’uncinetto. Ammirandoli si ritrova il vero spirito del Natale. Appena ho saputo dell'albero di Bettolle sono andata a vederlo e ne sono rimasta affascinata. Mi auguro che in futuro ne vengano fatti altri perché lavorandoci permette di ritrovare le nostre tradizioni, la gioia del collaborare insieme,  dell’adoperarsi per gli altri dandogli un carattere benefico come in Molise, a Trivento, dove prima di predisporre l’albero di Natale l’Associazione Un filo che unisce ha battuto all’asta a favore della ricerca sulla SMA, atrofia muscolare spinale, i numerosi quadri che in estate hanno interamente ricoperto come un tappeto la scalinata di S. Nicola. In Molise l’iniziativa è nata anche con un altro scopo degno di essere menzionato: far riscoprire i pittoreschi centri dimenticati dai più che le giovani generazioni sono costrette a lasciare per recarsi altrove alla ricerca di nuove opportunità di lavoro.
Questi alberi di Natale realizzati da tante mani uniscono i pensieri, sono trasmettitori di idee, di iniziative, di voglia di fare gruppo, famiglia, di ritrovarsi, di ritornare.
Per le signore di Bettolle intanto c’è un contatto tramite il giornalista e presidente regionale di Arga Toscana, Fabrizio Mandorlini, curatore di Terre di Presepi, con Le Dame dell’uncinetto di Cerreto Guidi che hanno predisposto un presepe all’uncinetto. Chissà che possa nascere in futuro anche un gemellaggio? 

https://photos.app.goo.gl/mfXaf2PUYzuSHCKn8   (foto dell’allestimento di ottobre)


 

mercoledì 12 settembre 2018

I CROSTINI NERI TOSCANI


Principii o antipasti sono propriamente quei cibi appetitosi che ci  piacciono molto e spesso ci riempiono così tanto da bloccarci la fame. In Toscana una volta si imbandivano dopo la minestra, ed era cosa molto ragionevole,  oggi, come accade in tutt'Italia, si mangiano in principio a tutto il resto. Oltre ad ogni tipo di insaccato, sott’olio e sott’aceto, i crostini hanno un posto d’onore. Nelle nostre zone della Val di Chiana, come in tutta la Toscana, i crostini neri sono particolarmente tipici.
Ecco allora la ricetta per 6 persone. La difficoltà di preparazione è media ed il tempo di preparazione è di circa 70 minuti.
Gli ingredienti sono:
- 4 hg di milza,
- 1 cipolla,
-1 mela,
- 2 cucchiai di capperi,
- 4 acciughe,
- 4 cucchiai di olio extravergine di oliva,
- un bicchierini di Vinsanto,
- un bicchiere di brodo di carne,
- sale,
- pane toscano.    
In un tegame tritare la cipolla e la mela con 4 cucchiai di olio extravergine di oliva. Far rosolare a fuoco basso mescolando sempre. Quando l’impasto ha preso un color nocciola sfumarlo con del Vinsanto. Aggiungere poi la polpa di milza grattugiata con il dorso di un coltello dopo averla incisa sulla pelle. Far cuocere il tutto aggiungendo in bicchiere di brodo di carne caldo e far bollire per circa 30 minuti. Aggiungere i 2 cucchiai di capperi e le 4 acciughe tritati e far bollire per altri 5-10 minuti. Addizionare il tutto con del sale, se occorre. Tagliare infine il pane toscano a fettine e spalmare il preparato.

giovedì 30 agosto 2018

LA MAESTA' DEL PONTE


Una piccola perla del nostro territorio è la Chiesa della Maestà del Ponte a Montepulciano Stazione, sconosciuta ai più ma nel cuore di molti abitanti della Val di Chiana che la curano e ne custodiscono la memoria come l'Associazione Maestà del Ponte ed il Centro Sociale la Bocciofila. Giovedi 30 agosto 2018, durante una conferenza supportata da numerose slide esaustive, esperti relatori, lo storico d'arte Divo Savelli, il Presidente del Centro Culturale Gens Valia Franco Boschi, il giovane architetto Federico Rocchi e la guida ambientale Manuele De Bellis,   hanno partecipato ai convenuti preziose notizie storiche e religiose sulla chiesa ed il suo territorio. Ha presentato l'evento Diego Mancuso ed hanno portato i saluti per l'Amministrazione Comunale l'Assessore alla Cultura Franco Rossi e per la Parrocchia di Montepulciano Stazione Don Angelo Sonnati. Presenti anche il Consigliere Capogruppo con delega all'associazionismo Alice Raspanti  ed il Vicesindaco Luciano Garosi. La festa popolare che si rinnova da anni e termina con il Palio dei Somari, un tempo corso con i cavalli, giunto quest'anno alla 37° edizione, vede allestire stand gastronomici ed iniziative a tema. Alla Maestà del Ponte la Vergine viene onorata con il titolo di Madonna della Pace. Durante la conferenza é stato presentato anche il bellissimo drappellone, ricco di particolari sulla Via Lauretana, realizzato dall'artista Daniele Brizzi. La chiesa della Maestà del Ponte datata 1616, come si legge a caratteri cubitali su di una trave,  è ubicata sull’antica Via Lauretana tra Siena e Loreto al centro di un crocicchio di strade che un tempo avevano un’importanza strategica nelle lotte e nel possesso dei territori tra Siena, Firenze, Perugia, Orvieto, il Papato. Collocata di fronte al Ponte di Valiano era l’unica via che i fiorentini potevano percorrere per giungere nella guelfa Montepulciano dalla vicina Foiano della Chiana, anch’essa presidio alleato, dato che i castelli limitrofi al colle poliziano erano tutti ghibellini ed alleati di Siena o di Orvieto. Il ponte in legno, oggi probabilmente interrato, era strategico e molto più lungo di quello attuale, prevedeva delle gabelle da pagare ed un controllo accurato da parte dei soldati messi di guardia per chi  si recava verso Montepulciano. Chi attraversava il ponte venendo da Valiano si trovava davanti la Chiesa della Maestà e decideva se prendere a sinistra la strada per salire a Montepulciano o a destra quella  per recarsi verso Siena. A ritroso invece si muovevano i pellegrini che partendo da Siena, da Porta Pispini, si recavano a Loreto percorrendo il cammino lauretano, anche se pare che a casa tornassero per altre strade. La Maestà era una sorta di stazione di sosta del corpo e dello spirito. Le due osterie collocate nelle antiche mappe in prossimità del Ponte di Valiano testimoniano l’afflusso continuo di gente. Tra i pellegrini di tutti i ceti sociali ritroviamo numerosi artisti che percorrendo la Via Lauretana hanno lasciato il loro segno inconfondibile in molte loro opere. La stessa Fiera al Ponte, oggi collocata alla Stazione di Montepulciano, era ubicata probabilmente intorno alla Chiesa della Maestà e prevedeva la vendita del bestiame, di attrezzature agricole, di derrate alimentari. Alcuni studiosi hanno percorso minuziosamente la Via Lauretana alla scoperta di segni che testimonino il tracciato per Loreto: numerose sono le icone, le statue di Madonne nere, i tabernacoli, le piastrelle con la raffigurazione dell’effige mariana collocata nella Santa Casa di Nazareth, quasi volessero accompagnare il pellegrino sostenendolo e facendogli pregustare la meta. Anche l’affresco mariano collocato sull’altare maggiore della Maestà del Ponte  ricorda vagamente l’effige lauretana con il Bambinello con la palla del mondo in mano e il medaglione che porta al collo Maria. L’idea di segnalare il tracciato lauretano da parte dei Comuni coinvolti nel percorso, come è stato annunciato, la trovo interessante e salutare da molti punti di vista. La memoria storica è fondamentale e lega le comunità perché è intrisa della fede genuina dei semplici. Scrive il parroco di Montepulciano Stazione don Angelo Sonnati: “… la chiesa che è sempre presente nel mio cuore, insieme a quella di Sciarti, è la Maestà, povera, piccola, disadorna ... da piccolo con la mia famiglia venivamo spesso a messa la domenica specie in inverno quando guadare il Salarco su di un travicello di legno per recarsi a Sciarti era pericoloso per le piene improvvise e limacciose … verso i sei anni qui iniziai a frequentare la dottrina … e tutt’ora quando vi entro mi pare di rivedere il mio babbo seduto in fondo alla chiesa in preghiera  o la mamma che spesso pregava di fronte alla santa immagine della Madonna … solo nelle sperdute chiese dell’Armenia ho provato emozioni,  sentimenti ed elevazioni di animo come in questa piccola povera chiesa della mia infanzia di cui oggi, per volere divino, sono parroco”.       

domenica 26 agosto 2018

ULTRAS POGGIOLO!!!


Al Bravio delle Botti 2018 conquistano  il podio per la Contrada del Poggiolo la coppia Caporali Francesco e Franch Ciro portando così i colori bianco-azzurro a cinque vittorie.  La corsa è stata meritatamente vinta  rivelando una morale proprio come nelle favole di Esopo. Molte sono state le emozioni provate durante la gara: tutte le Contrade  erano nella possibilità di vincere per le capacità mostrate durante le prove e l’incertezza ha fatto sì che la gara fosse avvincente e non scontata anche se Poggiolo si é sin da subito distinto aggiudicandosi un buon margine dal resto del gruppo.
Il Bravio, raffigurante il maestoso tempio di San Biagio nel cinquecentenario della posa della prima pietra, dipinto dall'artista senese Fabio Mazzieri, aggiudicandoselo la Contrada di Poggiolo è andato al rione di S. Lucia dove la Santa è titolare della bellissima chiesa tanto cara ai poliziani  che la vorrebbero riportare allo splendore e alla vitalità di un tempo.  Il tempio di San Biagio maestoso, possente tanto osannato e pubblicizzato  che si fa prossimo al piccolo. Il drappo del resto, come molti hanno fatto notare, aveva il colore azzurro come tinta predominante. Inoltre per dirla con le parole del "Primo Cavaliere" del Poggiolo, il Dott. Gabriele Bordin,  "le ultime 3 vittorie del Poggiolo sono state il 26 agosto per ben due volte". La numerologia, l'arte di trarre congetture basandosi sull'osservazione dei numeri, ha avuto un suo ruolo come anche in questa sequenza triennale l'alternarsi identica di due contrade: Poggiolo e Voltaia con una vittoria su due.
Personalmente quest’anno mi sento di dover dire in primis grazie  al patrono San Giovanni Decollato che ha protetto da pioggia annunciata e per il quale si corre il Bravio tutti gli anni e si mette in moto questa macchina fatta di tanto volenterosi che si adoperano per la buona riuscita della manifestazione. Le previsioni non erano delle migliori e credo tutti eravamo convinti che qualcosa in programma sarebbe saltato ad iniziare dal corteo dei Ceri quando la pioggia si è scatenata intorno al colle poliziano lasciandoci però indisturbati. 
Concludo infine doverosamente con il motto: Poggiolo: in podio ut altius eas!