Lettori fissi

martedì 27 giugno 2017

C'era una volta il baco da seta



La Fortezza di Montepulciano, oggi “tirata a lucido”, è sede di Enti prestigiosi ed ospita numerosi eventi internazionali ma un tempo ha raccolto tra le sue mura operose lavoranti in bachicoltura. Nel 1881 il Comune di Montepulciano mise all'asta l'intero edificio. Se lo aggiudicò un benestante di Reggio Calabria, Francesco Melissari che incaricò un architetto di eseguire un adeguato restauro all’intero complesso adattandolo allo stile medievale presente in zona di altre costruzioni. Vi impiantò  poi la sua attività di bachicoltura che occupava durante i lavori della "sfarfallatura" circa 660 operaie, provenienti anche dai paesi vicini. Nel 1890 la proprietà dell'azienda venne rilevata da un parente del Melissari, Francesco Miceli Dusmet, che nei fatti era un suo prestanome e l'azienda proseguì l'attività per altri quindici anni. Un tempo erano molte le famiglie che per incrementare l’economia domestica allevavano i bachi da seta. Arrotondare il magro bilancio era un’esigenza e questo particolare allevamento durava complessivamente due o tre mesi  senza richiedere laboriose operazioni. L'allevamento dei bachi era affidato soprattutto alle donne e ai bambini. In molti luoghi prendeva l’avvio con la festa di San Marco evangelista, il 25 aprile. In quella data veniva svolta una processione rogazionale di origini antichissime. Era una richiesta a Dio di benedizione per l’impresa che stava per essere iniziata.  Lo stesso San Gregorio Magno Papa nel VI sec. annoverava questa processione tra le rogazioni maggiori e la definiva tradizionale.  Le massaie di casa partecipavano a questa processione rogazionale  portando tra le mani una piccola scatolina che conteneva il seme dei bachi da seta, le uova. Seme che poi, una volta tornate a casa, veniva prima  messo al caldo e poi depositato nel “letto” di rami di  gelso predisposti su di un graticcio. Le  uova si schiudono tra la fine di aprile e l'inizio di maggio, quando le foglie sugli alberi si sono completamente formate e il baco si sviluppa attraverso quattro mute,cambi di pelle, fino alla costruzione del bozzolo. Durante questo periodo i letti venivano periodicamente ripuliti per evitare malattie al baco e alla terza età larvale la foglia veniva somministrata più volte al giorno, intera, mentre alla quarta età con tutto il ramo. La produzione di bozzoli arrivò in Europa con l’Impero Bizantino e in Italia fu al suo massimo sviluppo nel XII sec. Cominciò invece a declinare nel periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale fino a scomparire dopo l'ultima: l’industrializzazione e la produzione di fibre sintetiche rendeva la concorrenza insostenibile. Altro fattore di declino fu l’inurbamento e  il conseguente cambiamento dell'organizzazione agricola. Oggi la bachicoltura in Italia è praticamente scomparsa, poche sono le aziende  che allevano bachi per una limitata produzione artigianale di nicchia o soltanto per scopi didattici.

sabato 3 giugno 2017

CHE PASSIONE FARE IL CACCIATORE!




Un cacciatore di altri tempi è il citto di Barabino che imbracciò il fucile a 16 anni sotto lo sguardo attento del su’ babbo. La passione venatoria gli era nata da piccino quando ascoltava incantato i trascorsi di caccia narrati dai cacciatori con un entusiasmo sempre acceso.  Quelle storie le aveva impresse in memoria e si deliziava nell’immaginazione di poterlo fare un giorno anche lui. Conosceva a memoria molti nomi di selvaggina, riconosceva nel bosco le tracce degli animali e distingueva il canto degli uccelli.  La pazienza è una delle virtù del cacciatore e il figlio di Barabino, al secolo Umberto Lorenzini, attese l’età che gli consentiva di imbracciare il fucile. Colombacci, beccacce e starne… con il cane rigorosamente meticcio sempre a fianco. Ricorda Fido, cane fenomeno, puntava la preda quasi fosse un radar. Le battute di caccia con gli amici in Valdorcia con la Balilla piena di lepri, di starne e selvaggina minuta e la caccia al Lago di Montepulciano. Che soddisfazione, racconta sorridendo, inciampare nella terra arata, scivolare nella mota con gli stivali e tornare a casa con il bordo dei calzoni pieno di fango!  Sorridere alla moglie nel sentirla sbraitare se i cani, sporchi e mal odoranti, entravano in casa lasciando le loro impronte dopo che era stato pulito il pavimento! Ma la passione per la caccia è superiore al tornare a casa e non aver preso niente, all’alzarsi presto la mattina, al freddo che ti entra nelle ossa … quando l’hai ti scorre nelle vene e non ti lascia più. Ora che ha più di novant’anni  Umberto ha appeso il fucile al chiodo ma il suo spirito è sempre con i suoi compagni cacciatori nel ricordo di quando ti passavano sopra il capanno i colombacci.

giovedì 1 giugno 2017

SULLE STRADE DI SANTA AGNESE



Il Gruppo Motociclisti Diocesani, sabato 3 giugno, sarà in strada per ricordare i settecento anni dalla morte della Santa Poliziana: Agnese Segni. L’anno giubilare a lei dedicato richiama tanti pellegrini su Montepulciano e particolarissimi eventi proprio come questo. Il percorso “Sulle Strade di Santa Agnese” è una moto passeggiata e si snoderà da Gracciano, dove è nata, a Proceno, dove è vissuta gran parte del suo tempo, passando per Montepulciano, dove si venera il suo corpo incorrotto.
Il Gruppo Motociclisti Diocesani é un’associazione pubblica di fedeli  nata dal desiderio di alcuni della Diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza di costituire un insieme di persone che non abbia solo il casco in testa ben allacciato, ma che cerchi di vivere da cristiano seguendo gli insegnamenti di Gesù e la sua Chiesa. Un’associazione che faccia capo al Vescovo Diocesano, a cui stia a cuore la sicurezza personale ed altrui, che voglia aiutare tutti coloro che si avvicinano e si avvicineranno al mondo motociclistico nell'amare, oltre le due ruote, il Signore e gli altri.
Il programma della giornata ben dettagliato prevede a Proceno la moto benedizione nell’Orto in cui la Santa andava a pregare e dove ricevette, per la mani di un angelo, la Comunione. Il pranzo sarà al Castello di Proceno  aperto appositamente per l'occasione. Saranno presenti anche gli amici del Moto Club  Maremma Scrambler, il Gruppo motociclistico di Grosseto. Naturalmente chi desiderasse partecipare può accodarsi anche con un mezzo a 4 ruote!!!

venerdì 14 aprile 2017

IL CIAMBELLINO



A Pasqua é antica tradizione trovare sulle nostre tavole il ciambellino un dolce povero della tradizione toscana. A casa mia si è sempre chiamata ciambella. A forma di anello, di pasta friabile a base di uova e farina richiama nell’aspetto la corona di spine di Gesù e nell’ingrediente dell’uovo il significato pasquale della resurrezione. Pare abbia avuto i suoi natali in Val di Chiana nel lontano XIII sec. nel convento delle Vallesi a Rigomagno dove poi nel 1968 nascerà la sagra anche se Foiano della Chiana vanta di possedere la ricetta originale. In Val di Chiana le massaie ne preparavano in grandi quantità e facevano per così dire a gara con altre donne a chi li faceva meglio. I miei ricordi di bambina lo collocano sulla tavola durante la colazione pasquale nella prima mattina, a casa dei miei nonni materni, dopo la prima S. Messa del giorno.  Durante questa ricca colazione, purtroppo in alcune famiglie caduta in disuso, il mio palato si deliziava con la ciaccia di Pasqua, l’uovo sodo, al quale  mi veniva detto di dargli un bacino prima di addentarlo perché benedetto, il capocollo, la finocchiona…  La colazione pasquale la preferivo di gran lunga al pranzo per le pietanze che erano sul tavolo. Del resto il pranzo pasquale mi trovava già con la pancia piena e non me lo godevo come avrei voluto. Amo accompagnare il ciambellino con scaglie di uova di cioccolato e un goccio di Vin Santo, il tutto si accosta bene. Non ho mai mangiato invece il cimbellino bollito  nato a Sinalunga verso il 1800 e ottenuto con due forme di cottura, prima la bollitura e poi la messa in forno. Dicono che sia diverso sia nell’aspetto, paiono due ciambelle sovrapposte, che nel sapore e nell’aroma dove anice e liquore hanno molta rilevanza. Buona Pasqua!!! (immagine Paola Caroti)

martedì 11 aprile 2017

SANT'AGNESE CON E PER LA SUA GENTE


Nei mesi di marzo ed aprile la Fraternita Laica Domenicana di Montepulciano, durante gli incontri mensili, ha dedicato questi due momenti alla spiritualità agnesiana in preparazione all’anno giubilare. Invitando come uditori tutti coloro che desideravano essere presenti abbiamo ospitato come relatrici due insegnanti di religione della nostra Diocesi: Emanuela Limoni ed Angela Roncucci. Entrambe hanno saputo parlare di Agnese in modo sublime testimoniando la loro grande devozione. Sono stati momenti intensi e coinvolgenti. Due donne delle nostre Valli che hanno parlato di una di noi, di una santa della nostra terra, della Valdichiana, che è scritta nel nostro DNA. Ci è sembrato bello condividere con altri che non fossero poliziani perché Agnese ha molti devoti che superano i confini comunali. Son molte infatti le persone, poliziani fuori sede o devoti di altre regioni, che richiedono il programma giubilare per poter essere presenti ad alcuni eventi. Questo ci riempie di gioia! Come Presidente del Laicato di Montepulciano durante questo giubileo gradirei che la gente riuscisse a riscoprirla nel profondo. Lei giace in quell’urna per noi e vuole che le chiediamo se abbiamo bisogno. Le due relatrici hanno molto insistito su quanto Agnese sia donna di grande preghiera e quanto Dio esaudisca le sue richieste perché a Lui gradite. Riscopriamola come nostra “alleata”. Si racconta che quando sant’Agnese venne in visita, per un breve periodo, da Proceno a Montepulciano per incontrare alcuni suoi parenti, mentre tornava nel Castello viterbese si girò per salutarli e vide un drago disteso sui tetti poliziani che alitava sulle case. Lei tornò a Proceno, a malincuore salutò e venne a vivere definitivamente a Montepulciano tra la sua gente. Sappiamo tutti che nel libro dell’Apocalisse il drago rappresenta il demonio. Lei capì l’urgenza che la città aveva in quel preciso momento storico e non si negò alla sua gente. Abbiamo bisogno di riconoscerci in lei per darci una mossa, per scuoterci dal nostro torpore, per ritrovare certi atteggiamenti, certi valori. Se ci fermiamo ad ascoltarla cercando di coglierla nel profondo e non soltanto superficialmente ci arricchiamo e capiamo che  lei è lì per noi in quel preciso momento per portarci a Gesù. In questo centenario si svolgeranno tante iniziative; non lasciamo che siano solo momenti, riscopriamo questa donna, contempliamo la dolcezza che lei ti dà perché è riempitiva. Ho conosciuto molte persone che si sono abbandonate in Agnese e non sono restate deluse. Lei si è fatta sentire intervenendo benevolmente nella loro vita.