Un cacciatore di altri tempi è il citto di Barabino che
imbracciò il fucile a 16 anni sotto lo sguardo attento del su’ babbo. La
passione venatoria gli era nata da piccino quando ascoltava incantato i
trascorsi di caccia narrati dai cacciatori con un entusiasmo sempre acceso. Quelle storie le aveva impresse in memoria e
si deliziava nell’immaginazione di poterlo fare un giorno anche lui. Conosceva
a memoria molti nomi di selvaggina, riconosceva nel bosco le tracce degli animali
e distingueva il canto degli uccelli. La
pazienza è una delle virtù del cacciatore e il figlio di Barabino, al secolo Umberto
Lorenzini, attese l’età che gli consentiva di imbracciare il fucile. Colombacci,
beccacce e starne… con il cane rigorosamente meticcio sempre a fianco. Ricorda
Fido, cane fenomeno, puntava la preda quasi fosse un radar. Le battute di
caccia con gli amici in Valdorcia con la Balilla piena di lepri, di starne e
selvaggina minuta e la caccia al Lago di Montepulciano. Che soddisfazione,
racconta sorridendo, inciampare nella terra arata, scivolare nella mota con gli
stivali e tornare a casa con il bordo dei calzoni pieno di fango! Sorridere alla moglie nel sentirla sbraitare
se i cani, sporchi e mal odoranti, entravano in casa lasciando le loro impronte
dopo che era stato pulito il pavimento! Ma la passione per la caccia è
superiore al tornare a casa e non aver preso niente, all’alzarsi presto la
mattina, al freddo che ti entra nelle ossa … quando l’hai ti scorre nelle vene
e non ti lascia più. Ora che ha più di novant’anni Umberto ha appeso il fucile al chiodo ma il suo
spirito è sempre con i suoi compagni cacciatori nel ricordo di quando ti
passavano sopra il capanno i colombacci.
Lettori fissi
sabato 3 giugno 2017
giovedì 1 giugno 2017
SULLE STRADE DI SANTA AGNESE
Il Gruppo
Motociclisti Diocesani, sabato 3 giugno, sarà in strada per ricordare i
settecento anni dalla morte della Santa Poliziana: Agnese Segni. L’anno
giubilare a lei dedicato richiama tanti pellegrini su Montepulciano e
particolarissimi eventi proprio come questo. Il percorso “Sulle Strade di Santa
Agnese” è una moto passeggiata e si snoderà da Gracciano, dove è nata, a
Proceno, dove è vissuta gran parte del suo tempo, passando per Montepulciano,
dove si venera il suo corpo incorrotto.
Il Gruppo Motociclisti Diocesani é
un’associazione pubblica di fedeli nata dal desiderio di alcuni della Diocesi di
Montepulciano-Chiusi-Pienza di costituire un insieme di persone che non abbia
solo il casco in testa ben allacciato, ma che cerchi di vivere da cristiano
seguendo gli insegnamenti di Gesù e la sua Chiesa. Un’associazione che faccia
capo al Vescovo Diocesano, a cui stia a cuore la sicurezza personale ed altrui,
che voglia aiutare tutti coloro che si avvicinano e si avvicineranno al mondo
motociclistico nell'amare, oltre le due ruote, il Signore e gli altri.
Il programma della
giornata ben dettagliato prevede a Proceno la moto benedizione nell’Orto in cui
la Santa andava a pregare e dove ricevette, per la mani di un angelo, la
Comunione. Il pranzo sarà al Castello di Proceno aperto appositamente per l'occasione. Saranno
presenti anche gli amici del Moto Club
Maremma Scrambler, il Gruppo motociclistico di Grosseto. Naturalmente
chi desiderasse partecipare può accodarsi anche con un mezzo a 4 ruote!!!venerdì 14 aprile 2017
IL CIAMBELLINO
A Pasqua é antica
tradizione trovare sulle nostre tavole il ciambellino un dolce povero della
tradizione toscana. A casa mia si è sempre chiamata ciambella. A forma di
anello, di pasta friabile a base di uova e farina richiama nell’aspetto la
corona di spine di Gesù e nell’ingrediente dell’uovo il significato pasquale
della resurrezione. Pare abbia avuto i suoi natali in Val di Chiana nel lontano
XIII sec. nel convento delle Vallesi a Rigomagno dove poi nel 1968 nascerà la
sagra anche se Foiano della Chiana vanta di possedere la ricetta originale. In
Val di Chiana le massaie ne preparavano in grandi quantità e facevano per così
dire a gara con altre donne a chi li faceva meglio. I miei ricordi di bambina
lo collocano sulla tavola durante la colazione pasquale nella prima mattina, a
casa dei miei nonni materni, dopo la prima S. Messa del giorno. Durante questa ricca colazione, purtroppo in
alcune famiglie caduta in disuso, il mio palato si deliziava con la ciaccia di
Pasqua, l’uovo sodo, al quale mi veniva
detto di dargli un bacino prima di addentarlo perché benedetto, il capocollo,
la finocchiona… La colazione pasquale la
preferivo di gran lunga al pranzo per le pietanze che erano sul tavolo. Del
resto il pranzo pasquale mi trovava già con la pancia piena e non me lo godevo
come avrei voluto. Amo accompagnare il ciambellino con scaglie di uova di
cioccolato e un goccio di Vin Santo, il tutto si accosta bene. Non ho mai
mangiato invece il cimbellino bollito
nato a Sinalunga verso il 1800 e ottenuto con due forme di cottura,
prima la bollitura e poi la messa in forno. Dicono che sia diverso sia
nell’aspetto, paiono due ciambelle sovrapposte, che nel sapore e nell’aroma
dove anice e liquore hanno molta rilevanza. Buona Pasqua!!! (immagine Paola Caroti)
martedì 11 aprile 2017
SANT'AGNESE CON E PER LA SUA GENTE
Nei mesi di marzo ed aprile la Fraternita Laica Domenicana di Montepulciano, durante gli incontri mensili, ha dedicato questi due momenti alla spiritualità agnesiana in preparazione all’anno giubilare. Invitando come uditori tutti coloro che desideravano essere presenti abbiamo ospitato come relatrici due insegnanti di religione della nostra Diocesi: Emanuela Limoni ed Angela Roncucci. Entrambe hanno saputo parlare di Agnese in modo sublime testimoniando la loro grande devozione. Sono stati momenti intensi e coinvolgenti. Due donne delle nostre Valli che hanno parlato di una di noi, di una santa della nostra terra, della Valdichiana, che è scritta nel nostro DNA. Ci è sembrato bello condividere con altri che non fossero poliziani perché Agnese ha molti devoti che superano i confini comunali. Son molte infatti le persone, poliziani fuori sede o devoti di altre regioni, che richiedono il programma giubilare per poter essere presenti ad alcuni eventi. Questo ci riempie di gioia! Come Presidente del Laicato di Montepulciano durante questo giubileo gradirei che la gente riuscisse a riscoprirla nel profondo. Lei giace in quell’urna per noi e vuole che le chiediamo se abbiamo bisogno. Le due relatrici hanno molto insistito su quanto Agnese sia donna di grande preghiera e quanto Dio esaudisca le sue richieste perché a Lui gradite. Riscopriamola come nostra “alleata”. Si racconta che quando sant’Agnese venne in visita, per un breve periodo, da Proceno a Montepulciano per incontrare alcuni suoi parenti, mentre tornava nel Castello viterbese si girò per salutarli e vide un drago disteso sui tetti poliziani che alitava sulle case. Lei tornò a Proceno, a malincuore salutò e venne a vivere definitivamente a Montepulciano tra la sua gente. Sappiamo tutti che nel libro dell’Apocalisse il drago rappresenta il demonio. Lei capì l’urgenza che la città aveva in quel preciso momento storico e non si negò alla sua gente. Abbiamo bisogno di riconoscerci in lei per darci una mossa, per scuoterci dal nostro torpore, per ritrovare certi atteggiamenti, certi valori. Se ci fermiamo ad ascoltarla cercando di coglierla nel profondo e non soltanto superficialmente ci arricchiamo e capiamo che lei è lì per noi in quel preciso momento per portarci a Gesù. In questo centenario si svolgeranno tante iniziative; non lasciamo che siano solo momenti, riscopriamo questa donna, contempliamo la dolcezza che lei ti dà perché è riempitiva. Ho conosciuto molte persone che si sono abbandonate in Agnese e non sono restate deluse. Lei si è fatta sentire intervenendo benevolmente nella loro vita.
domenica 5 marzo 2017
NOVELLA: GIUCCA VA IN CERCA DI FORTUNA
C’era una volta Giucca
un bambino nato sciorno. Viveva con la sua mamma ed erano più poveri di
Pipetta. E siccome senza lilleri ‘un si lallera un giorno la sua mamma gli
disse:
-Giucca, prendi la
porta e andiamo a fa’ fortuna!
Il bambino che capiva
sempre tutto all’incontrario scardinò la porta e la seguì.
Per la strada la donna
si accorse che non lo aveva dietro e desolata esclamò:
-Accident’a’sciorni… quanto
sei scimunito figlio mio!
Camminarono tutto il
giorno e all’imbrunire stanchi ed affaticati decisero di salire su di un albero
e passare la notte lì. Giucca si portò dietro la porta, deciso a non lasciarla
a terra.
Al sicuro tra le fronde
si appisolarono fino a che non sopraggiunsero sotto la pianta due loschi uomini
che si sedettero e si misero a contare tanti quattrini. La donna sospettò che potevano
essere dei ladri.
-Zitto, zitto il mi’
cittino se ci scoprono ci pienano di botte – sussurrò a Giucca.
Il bambino annuì, per
fortuna aveva capito!
Non passarono però
nemmeno dieci minuti che Giucca disse alla mamma:
-Mammaaaa, mi scappa la
pipì!
- Figlio mio proprio
ora?!? –bisbigliò la donna- Non la fa’, ti prego, non la fa’!!!
- Mi scappa tanto e la
fo!!! – rispose Giucca e la fece lunga,
lunga.
L’omaccio, da sotto,
sentono cascare delle gocce, pulendosi con un fazzoletto lercio esclamò: - Che
casca la rugiada? – e si rimise a contare i soldi di buzzo bono.
Dopo poco Giucca disse
ancora alla donna:
-Mammaaaa, mi scappa la
cacca!
- Figlio mio anche la
popò ora?!? –bisbigliò la donna- Non la fa’, ti prego, non la fa’!!!
- Mi scappa tanto e la
fo!!! – rispose Giucca e la fece
sciolta, sciolta.
L’altro omaccio, da
sotto, sentono cascare quella roba, esclamò: - Che casca la melata? – e
scostatosi si rimise a contare i soldi senza
più fiatare.
Sul far del mattino
Giucca disse alla sua mamma:
-Mammaaaa, mi scappa la
porta!
-Quello no! – rispose
la donna- Trattienila ora è la volta bona che si accorgono di noi e ci ammazzano!
- Mi scappa, ‘un ce la
fo più a tenerla sopra il capo e la butto giù!!! – rispose Giucca e la gettò.
La porta cadde precisa sopra
la testa di entrambi i ladri che tramortiti ed accoppati urlarono:
-CI SO’ GLI SPETTRI!!!
CI SO’ GLI SPETTRI!!! – e trampelloni se la dettero a gambe verso il
fitticchiume lasciando il sacco dei quattrini sotto la pianta.
Quel tesoro fu una
manna dal Cielo per Giucca e la sua mamma perché appena scesi dall’albero lo
presero contenti come pasque. Madre e figlio non andarono più in giro per il
mondo in cerca di fortuna ma tornarono a casa con l’uscio sulla testa
naturalmente.
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