Lettori fissi

giovedì 30 aprile 2020

LA FIERA DEL I DI MAGGIO NEL TEMPO E AL TEMPO DEL CORONAVIRUS


Gli Statuti di Montepulciano del  1337 sono una fonte preziosa per rintracciare la nostra memoria storica. A proposito della Fiera del I° di maggio si legge nel  I° Statuto:

XXXII – FIERA DELLA FESTA DELLA BEATA AGNESE- RUBRICA
Si è stabilito e si ordina che il primo di maggio, quando si usa celebrare la festa della beata Agnese, già badessa del monastero di Santa Maria Novella fuori porta di Gracciano, e il giorno precedente e quello seguente si tenga una fiera di bestiame, mercanzie e altre cose presso il monastero, nella zona circostante il monastero stesso, nella città di Montepulciano e negli altri posti dove sembrerà opportuno ai signori Cinque. Si facciano bandi per la città di Montepulciano dieci giorni prima dello svolgimento di questa fiera e i signori Cinque la notifichino con lettere del comune alle terre e alle città vicine e circostanti perché tutti quelli che vogliono prendere parte a questa fiera possano farlo liberamente e in sicurezza, arrivando, fermandosi e tornando indietro con le loro cose per tutto il periodo suddetto. Rappresaglie e debiti di qualunque tipo non potranno essere di ostacolo alla partecipazione, né si potranno fare sequestri di cose o arresti di persone contro chi partecipa alla fiera. Non potranno però godere di tali garanzie i banditi per malefizio del comune di Montepulciano, i falsari, gli scippatori, i ladri e altra gente di cattiva fama e condizione.  In occasione di questa fiera si eleggano, allo scopo di rendere giustizia, ufficiali e custodi della fiera, con salario e dotazione identici a quelli previsti per la fiera di San Giovanni nel mese di agosto.
Al IV LIBRO DEL SIGNOR SINDACO SUI CASI STRAORDINARI si legge inoltre:
CLXXXI OFFERTE DA FARE PER LA FESTA DI SANT’AGNESE –RUBRICA
Si è stabilito che al primo di maggio, giorno nel quale è antica usanza celebrare la festa di Sant’Agnese, un tempo badessa del Monastero di Santa Maria Novella fuori porta di Gracciano, siano fatte offerte a questo monastero nel modo seguente. Nel giorno della festa i signori Cinque  insieme con il signor podestà, il signor sindaco, il giudice e l’assessore e gli altri pubblici ufficiali forestieri del comune dovranno recarsi alla Chiesa del Monastero con un cero adeguato, del peso che sembrerà opportuno ai signori Cinque. E anche i rettori di ognuna delle contrade e frazioni, nel giorno della festa, dovranno recarsi alla chiesa con un cero del peso che sembrerà loro conveniente per offrire il cero stesso.
Dai libri agiografici su S. Agnese e dalle Cronache del  Santuario si specifica:
CULTO E MEMORIE DI S. AGNESE
S. Agnese fu solennemente canonizzata il 12 maggio 1726 dal santo papa domenicano benedetto XIII, ma si cominciò a solennizzare da subito la Santa Poliziana il I° maggio con grande concorso di popolo, anche se non si poteva dire l’ufficio  e la messa in suo onore. Concessione quest’ultima fatta da papa Clemente VII nel 1522.
LE TRE CHIAVI
Il corpo di S. Agnese circondato di crescente venerazione dai poliziani nel 1539 fu traslato all’altare maggiore dalla stanza della Santa, dove era custodito dall’epoca della morte. Fu in questa occasione che fu messo un altro bellissimo cofano di legno scolpito ed dorato con sopra la statua giacente della Santa. Il cofano in legno di noce intarsiato. Si legge infatti nel libro scritto dal Padre Sordini Mariani  nel 1606 si ordinò che si facesse una cassa grande di noce à foggia di sepolcro, con alcuni intagli messi à oro, e di dentro rigiratola dun’ ermisino incarnato, vi collocarono per mano dei padri di quel Convento il Corpo di S. Agnesa: e di sopr’alla cassa, vi posero una statua rappresentante S. Agnesa morta, in abito di Monaca di S. Domenico, E acciò si conservasse quel corpo in maggior venerazione, si formò un Decreto fra la Religione (Ordine Domenicano), e la comunità che si facessero tre chiavi; quella di mezzo che è la principale la tenessero i Padri come legittimi possessori de’ quali è il Dominio diretto di tanta Reliquia, e l’altre due le tenessero i Rappresentanti della Comunità, di cui è la protezione dell’istessa.

Dalle Cronache si legge che il Consiglio di Montepulciano decise nel 1604 di aprire la cassa di noce che conteneva il corpo mortale di S. Agnese tre volte l’anno: per l’Assunta (15 agosto), il 20 di aprile (festa solenne di S. Agnese), e il I° di maggio (festa popolare di S. Agnese), ma i padri contrariati dichiararono di non sentirsi legati a queste limitazioni e che avrebbero aperto la cassa che conteneva il corpo della Santa, sentito il parere favorevole della parte civile, tutte le volte che fosse stato necessario in qualsiasi momento dell’anno come fu fatto la stessa sera della discussione quando arrivarono due confratelli da Siena e desiderarono vedere S. Agnese e glielo permisero. Si arrivò dunque ad un accordo tra i padri e la Comunità.
Le tre chiavi, usate simbolicamente per aprire l'urna della Santa da un Padre Domenicano, dal Sindaco e dal Reggitore delle Contrade, rappresentano, oggi più che mai, tutto il popolo poliziano. Sono segno indiscutibile di speranza, di unione, di appartenenza di un'intera Comunità comunale. Una tradizione  che si rinnova ogni anno e va oltre un mero significato storico folcloristico. 
La fiera del I° di maggio, diversamente da quella più importante dedicata ad agosto S. Giovanni Decollato che durava 5 giorni,  è rimasta nel tempo. È la stessa la motivazione per cui viene indetta: a onore di S. Agnese, vanto del popolo poliziano. È la stessa la collocazione: intorno al Santuario Agnesiano.  È diversa la durata:  oggi si colloca in una sola giornata, un tempo in tre. È stata recuperata da alcuni anni la cerimonia delle Tre Chiavi inserendola negli Statuti delle Contrade come momento importante e significativo per l’intera Comunità cittadina e l’usanza di dare, il I° di maggio oltre che il 15 agosto, l’acqua di S. Agnese  per i malati nel corpo e nello spirito. Non ci è dato sapere da dove provenisse quest’acqua: dai Bagni di S. Agnese a Chianciano Terme? Dal pozzo che era collocato nel chiostro del Santuario Agnesiano? Sappiamo che veniva benedetta, ce lo scrive il Padre Sordini Mariani nel 1606, con la crocettina appartenuta a Gesù Bambino oggi custodita nel Santuario Agnesiano ed avuta da S. Agnese durante una visione la notte dell’Assunta.  Solo quest’anno per l’imperversare della pandemia del coronavirus, la fiera non viene svolta. Per i poliziani e non solo era un appuntamento importante, calendarizzato nel cuore. Mi sono chiesta se in altri momenti storici, guerre, epidemie … abbia subito delle interruzioni.  Sarebbe interessante saperlo.

sabato 4 aprile 2020

A PESTE, FAME ET BELLO.. LIBERA, NOS DOMINE!


Questi ultimi tempi funesti ci riportano alla memoria le rogazioni cadute in disuso e affievolitesi nella tradizione, ma inserite nel benedizionale revisionato nel 1984 da San Giovanni Paolo II. Queste processioni di fedeli, unitamente al sacerdote, parato rigorosamente di viola, si muovevano solitamente  verso le campagne e non solo per invocare la protezione divina. Erano processioni penitenziali e di intercessione durante le quali i fedeli partendo sempre dalla chiesa si recavano verso un particolare punto recitando preghiere di gruppo, le Litanie dei Santi e terminando con invocazioni specifiche per favorire buoni raccolti, per placare i fenomeni atmosferici, per debellare terremoti, guerre e  pestilenze.  In cima al corteo erano collocate  le Confraternite maschili con le loro insegne, seguiva il clero, poi le donne ed i bambini infine gli uomini.  - “A fulgure et tempestate” (dai fulmini e dai temporali) – cantava il sacerdote impugnando la croce astile verso i quattro punti cardinali - “ Libera, nos Domine”! ( Liberaci, o Signore!)  - rispondevano i fedeli. 
Le rogazioni collocate il 25 Aprile si dicono “maggiori”, hanno origini molto antiche, sicuramente pagane, ed erano propiziatorie per i raccolti. Papa Liberio, il Concilio  di Orleans e Papa Gregorio Magno cristianizzarono queste pratiche religiose aggiungendo l’astensione dal lavoro per le fantesche ed i servi che avrebbero potuto dedicarsi e partecipare ai giorni di preghiera e di digiuno.  Le rogazioni “minori” invece erano collocate tre giorni prima della solennità dell’Ascensione, nel rito latino, ed otto giorni prima l’ascesa di Gesù al Cielo, nel rito ambrosiano. Erano nate in Francia perché nell’anno 474 d. C. quel Paese fu piagato da varie calamità naturali e da un terremoto. Il Vescovo chiese al popolo di iniziare tridui di preghiere accompagnati da digiuni e processioni penitenziali. Questa proposta del Vescovo fu chiamata “rogazione” per indicare una proposta di legge nata dal popolo. - A peste, fame et bello! (dalla pandemia, dalla fame e dalla guerra!) – recitava il sacerdote – Libera, nos, Domine! (Liberaci, Signore!) rispondevano tutti, oggi come allora! 

martedì 31 dicembre 2019

SPOSI TUTTI I GIORNI


“Io prendo te come mia sposa/o e prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti ed di onorarti tutti i giorni della mia vita”. Nel giorno in cui la Chiesa ricorda la Santa Famiglia di Nazaret, un po’ ovunque, durante le celebrazioni eucaristiche, sono state rinnovate le promesse matrimoniali. Momenti di grazia che Papa Francesco ed i Vescovi, vicari degli Apostoli, sostengono e incitano ad attuare. Durante l’intera giornata nel Santuario di Sant’Agnese, a più Messe, abbiamo rinnovato le promesse matrimoniali, pregato e ricordato anche le famiglie della Parrocchia che non erano presenti. Sono stati attimi bellissimi, densi di preghiera. Del resto la preghiera trascina, coinvolge, si espande: una coppia cattolica australiana di passaggio nella nostra chiesa si è unita con molta gioia alla benedizione rimanendone piacevolmente colpita. Stesse sensazioni provate da un intero gruppo veneto in pellegrinaggio nel nostro Santuario quando la sera durante la S. Messa hanno rinnovato le promesse.

- Qual è la ricetta per restare tutti questi anni insieme? – ho chiesto ad una parrocchiana sposata da sessanta anni con il suo Francesco.
- Che ti devo dire “popa” credo Lui! – ha risposto alzando gli occhi al Cielo – Ne abbiamo passate tante, ma con l’aiuto di Dio le abbiamo sempre superate!
Ho pensato a quella coppia e conoscendo molte delle vicissitudini familiari ho convenuto che l’amalgama della loro unione fosse veramente Lui.  Noi sposi ci doniamo scambievolmente tutti i giorni il Dio che è Amore. Il sacramento che ha consacrato l’unione ci aiuta a realizzare, non senza difficoltà, il matrimonio ogni giorno. Sposarsi è un nuovo modo di vedere, di sentire, di agire, di comprendere, di pregare insieme… di aprirsi alla vita.  Nel matrimonio veniamo collocati attivamente nel mondo e ne diveniamo responsabili, andando cuore a cuore, consapevoli che non è il nostro amore che sostiene il matrimonio, ma è il matrimonio che “porta sulle spalle” il nostro amore. 

mercoledì 11 dicembre 2019

A GRACCIANO DI MONTEPULCIANO LA LUCE DEL NATALE È CONTAGIOSA



In Italia esistono molti piccoli paesi composti da poche case ed una sola via che li attraversa nella sua interezza. Sono quei luoghi dove tutti si conoscono assaporando di più i rapporti umani, gioendo e piangendo di fronte alle varie vicissitudini altrui e proprie e vivendo anche di pettegolezzi. Al di là dei luoghi comuni che da sempre contrappongono il piccolo paese al grande centro, come nel componimento di Orazio sul topo di campagna e quello di città, vivere in questi borghi è sempre piacevole e salutare. Nei piccoli paesi, si fa gruppo, comunità anche e soprattutto nei momenti forti dell’anno.  A Gracciano di Montepulciano, il Natale sarà vissuto e partecipato comunitariamente da varie Associazioni ed Enti dove le varie famiglie sono chiamate ad essere parte attiva.  Se a Montepulciano capoluogo, con il Villaggio di Babbo Natale, definito tra i più belli d’Italia, siamo più spettatori di luci sfavillanti, casine natalizie e musiche celestiali, nelle frazioni si vive ancora un Natale vissuto, ideato da tutti. Nello specifico a Gracciano la Parrocchia, ASD Gracciano, ACLI Pesca, i pochi commercianti rimasti e tutti gli abitanti, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale, metteranno in scena il suggestivo presepe vivente alla casa nativa di S. Agnese, allestiranno lo storico presepio monumentale sul costone adiacente alle ex-scuole composto di statuine e casine interamente fatte a mano ed illumineranno la frazione di alberelli luminosi portati porta a porta. Thomas Edison sosteneva che  il valore di un’idea sta nel metterla in pratica e a volte basta poco  per sprigionare la magia del Natale anche in piccoli borghi sempre più alle prese di spopolamento e chiusura di esercizi commerciali. La luce del Natale è contagiosa! 

mercoledì 4 dicembre 2019

I RAMONES ED I BAMBINI


La mamma e il babbo dovrebbero essere quelli che ti prendono per mano da piccoli e ti guardano da lontano da grandi, sentono quando stai bene e quando stai male, ma rispettano il tuo silenzio, ti difendono e ti precedono senza che tu lo sappia.  I genitori dovrebbero essere per tutti noi una inesauribile forza sin dalla primissima vita embrionale. In questi ultimi anni ci stiamo accorgendo di quanto l’infanzia e l’adolescenza, ciascuna secondo precise caratteristiche talvolta anticipandone persino la comparsa rispetto all’età anagrafica, stiano dando dei segnali d’allarme rispetto alla funzione genitoriale. La psicoterapeuta ergoterapista canadese Victoria Prooday afferma che all'origine dei problemi attuali di molti bambini vi sarebbero i genitori e l’ambiente circostante. Oggi i bambini vengono privati delle basi per un’infanzia sana e le caratteristiche peculiari di questa età non sono più tenute in considerazione. Abbiamo dimenticato che l’infanzia è più di ogni altra età dell’uomo quel periodo evolutivo dove educare significa dare inizio ad una storia. I genitori, “digitalmente distratti” e non emotivamente presenti, sono spesso troppo indulgenti, approdando al convincimento che ai bambini tutto gli sia dovuto gratificandoli nell’immediato o giudicano i comportamenti dei piccoli secondo i parametri degli adulti. Non c’è poi un limite al numero delle figure guida che ruotano intorno al bambino né in loro una stessa linea di condotta. Sovente l’alimentazione non é equilibrata e le ore di sonno consumate sono poche. I bambini, facendo una vita sedentaria dentro casa sono stimolati continuamente da babysitter tecnologiche ed input non appropriati rispetto all’età tralasciando movimento e vita all’aria aperta, gioco creativo, interazioni sociali, opportunità di avere del tempo libero e momenti anche di sana noia.  Questo triste scenario è iniziato in modo silenzioso ma sempre più rumorosamente può condurre i bambini ad uno stato emotivo scosso e, nei casi più gravi, a disturbi psicologici (deficit di attenzione, iperattività, depressione, problemi di salute mentale e negli adolescenti anche i suicidi) che purtroppo le statistiche ci rivelano in aumento.
Cantava Giorgio Gaber: “Giro giro tondo cambia il mondo”!
Stiamo vivendo, ormai da alcuni anni, una sorta di nuova era punk dove in maniera rumorosa, poco complessa, ribelle e diretta, i bambini rispondono a ciò che non comprendono più e li rendono confusi. I bambini sempre entusiasti nei confronti di qualsiasi nuova avventura ed esperienza, sempre tutti eccitati e pronti a partire, sembrano inconsapevolmente gridare: “non voglio crescere più!” arrivando in alcuni casi estremi ad urlare in età adolescenziale: “non voglio vivere di nuovo la mia vita”!
I Ramones, precursori di altri gruppi storici punk, si accostano molto bene alle sensazioni e alle risposte dei bambini di oggi. Nella seconda metà degli anni Settanta, introdussero la rivoluzione punk nel cuore del rock con la fragrante irruenza di tre accordi, un suono semplice, secco e diretto di stretta discendenza rock'n'roll, senza fronzoli, con testi infarciti di slogan gioiosamente grotteschi, da condividere con il pubblico rumoroso che dopo anni di intellettuali sofisticati del rock si innamorarono all'istante dell'immediata sfrontatezza dei Ramones rintracciabile anche nel loro innocente look "di famiglia" divenuto poi iconico. Il loro credo era il disimpegno, parevano burlarsi di tutto e di tutti con una innocente spontaneità. Erano inoltre la personificazione dell'unità familiare: condividevano lo stesso cognome anche se non erano parenti, sembravano avere gli stessi pensieri e respirare, sul palco, la stessa energia. La loro parola d’ordine era “fun” nonostante tutto, la volontà di divertirsi e far divertire con canzoni di pochi minuti, semplici, orecchiabili.  I loro primi dischi, minimali, essenziali, senza troppi virtuosismi, ma di impatto, allora come ora, rispecchiano l’immediatezza comunicativa dei bambini. I Ramones, oggi come ieri, sembrano urlare come i bambini della nostra epoca: “Abbiamo bisogno di cambiamenti, ne abbiamo bisogno in fretta”!
Nel mio nuovo libro Kids Ramones si accostano le affermazioni e le produzioni  
iconografiche dei bambini alle canzoni dei Ramones trovandovi punti di contatto ed innumerevoli convergenze.

domenica 1 dicembre 2019

IL '69 FESTEGGIA I 50!!


A Montepulciano noi nati nel 1969 abbiamo festeggiato i nostri primi 50 anni. Una serata davvero molto bella con i coetanei, amici di vecchia data..   Ci siamo riuniti tutti insieme la sera di venerdì 29 novembre nel Ristorante Pulcino per celebrare questo indimenticabile evento. Con noi del Capoluogo anche i “citti” e le “citte” di Acquaviva e Sant’Albino e i poliziani di adozione nati nel ‘69: eravamo più di sessanta! Coloro che non sono potuti intervenire per motivi di lontananza, alcuni perché fuori Italia, hanno mostrato la loro vicinanza facendosi sentire con un messaggio, una telefonata. Tutti insieme abbiamo rammentato con gioia gli anni delle elementari, delle medie e delle superiori ed anche i primi amori. Abbiamo ricordato le nostre indimenticabili maestre e quei compagni e quelle compagne che purtroppo non ci sono più, ma che rimangono nei nostri cuori. Abbiamo fatto selfie, foto di gruppo costatando che i nostri citti del 1969 hanno tutti molti capelli! È stato bello rivedersi, riabbracciarsi, raccontarsi... Ci siamo salutati dandoci un diploma e declamando una poesia che ricorda l’anno ’69 e gli eventi più salienti: 
Il ’69??? Un Anno Speciale
dal numero poco “spirituale”
L’evento grandioso, sensazionale
fu l’atterraggio sul suolo lunare!
Anno di cambiamenti generazionali
di battaglie e lotte sindacali.
Il concorde vola sui cieli francesi
e i toni sono ovunque molto accesi!
La guerra in Vietnam non vuole cessare…
in Italia la prima pensione sociale!
A Woodstock un mega rock raduno,
non sono più i Beetles il numero uno!
In Italia la 128 è la preferita
per andare in ufficio e alla partita!
La Fiorentina vince il secondo scudetto
per Firenze è un anno benedetto!
Scooby doo arriva nei cartoni
la Messa è in italiano e tutti siam più buoni!
“Tippy il coniglietto hippy” vince lo Zecchino
ma “Volevo un gatto nero” piace a ogni bambino!
Termina Star Trek dopo molte puntate
gli innumerevoli fan enormi belate!
Paperinick nasce col fumetto
ecco davvero un bel soggetto!
Pele, Rivera, Gimondi ancora
lo sport piaceva tanto… oggi come allora!
Si pubblica il Padrino, esce il Manifesto
ma fu purtroppo anche un anno funesto:
a Milano ci fu la strage di Piazza Fontana
e si nasceva noi … e fu una bella NANA!!!                                      
Ci siamo dati appuntamento per il prossimo anno per festeggiare tutti insieme i 51!!!

sabato 23 novembre 2019

RIFLESSIONI A CUORE APERTO SUL FUTURO DELLA PARROCCHIA DI SANTA AGNESE


Ci sembra doveroso riflettere … a Lei proprio glielo dobbiamo! Domenica  17 novembre, durante la S. Messa delle ore 11, la Comunità parrocchiale di S. Agnese ha salutato Padre Giovanni Monti che nella tarda mattinata di martedì ha raggiunto il Convento di Fiesole dove il Padre Provinciale lo ha destinato dopo la decisione di chiudere Montepulciano. Padre Giovanni in questi quattro anni, si è distinto per la sua disponibilità, simpatia, doti umane e quell’amore a Dio Padre che con semplicità ha saputo trasmettere a tutti. Ci è stato detto che a dicembre anche Padre Marco Baron lascerà il Santuario, al loro posto sono già arrivate dal Messico, nella giornata di giovedì 21 novembre, tre suore domenicane. A loro va il nostro grazie più sentito. Quanto è importante però un sacerdote per una Comunità in un territorio diocesano dove l’età media dei presbiteri è molto alta e gli stranieri rientrano a casa  o vengano spostati a nuova destinazione! I parrocchiani  di S. Agnese e gli abitanti di Montepulciano e dintorni sono rimasti  molto colpiti dalla decisione dei Padri di lasciare e si chiedono come ciò sia possibile, come cioè l’Ordine Domenicano, dopo secoli di ininterrotta presenza, possa allontanarsi da   quello che Santa Caterina da Siena definiva il suo “piccolo Tabor” e che S. Agnese aveva trasformato da luogo di peccato a luogo di santità.    Nessuno sa adesso cosa succederà. Un miracolo? Rimarranno i Padri domenicani insieme alla suore? Ci verrà assegnato un sacerdote secolare come parroco? Non saremo più Parrocchia ma solo Santuario? Del resto è da molti anni che si preparava questa cosa: da quando è stato tolto il terzo Padre domenicano a Montepulciano declassando il Convento a Casa  e allora, circa vent’anni fa,  non c’era ancora però tutta questa penuria numerica di frati. Siamo partiti da lì. Ci ha ferito sapere che Montepulciano è stato definito un “convento morto”, da chi non lo ha mai visitato nemmeno nel 2017 per il settecentenario della salita al Cielo di Sant’Agnese! Si potevano, a nostro avviso,  trovare soluzioni alternative, ma forse non c’è stata la volontà. Montepulciano, certamente piccolo centro di provincia, come altri luoghi dove la presenza Domenicana è ben impiantata da secoli, non può interessare ma aveva ed ha ancora qualcosa da dare. Si può ripartire dai piccoli centri con nuove soluzioni, al passo coi tempi. La forza dell’Ordine sta nei Rami della Famiglia Domenicana: grande risorsa e fonte di ricchezza. Secondo noi era giusto mettersi a tavolino, fare comunione, nell’ottica di costruire, mantenere, riattivare, ma mai più chiudere!  Pesano ancora altre passate chiusure: Sassari, Teramo….  Sapersi mettere in gioco, rendersi disponibili a spostarsi secondo i bisogni cooperando oltre i confini provinciali  e attivando una rete di apostolato con più punti focali: le città sedi di importanti centri studi ed i paesi “campi di formazione umana”.  San Domenico ha voluto un Ordine che operasse nel mondo. Apostolato sostenuto dalla forza orante delle nostre monache contemplative, fonte di grazia inesauribile e dalla preghiera costante di quei Padri che ci hanno preceduto nella Casa del Padre. Siamo o non siamo stati definiti da Dante Alighieri, similmente a Domenico di Guzman, “gli agricoltori nell’orto del Signore”?!?
Sant’ Agnese, oggi come allora, i suoi Padri li conosce molto bene. Quando fondò, su volere divino,  il Monastero di Montepulciano nel 1306 si parlò dei due tempi della fondazione perché prima costruì i muri e si impiantò avviando il suo esemplare operato e poi chiese all’Ordine Domenicano, sempre secondo indicazioni di Dio e di San Domenico, di essere sottoposta a loro perché lei sapeva bene, scriveva Padre Timoteo Centi, che se lo avesse fatto subito loro le avrebbero risposto: “No”!    Oggi come allora di una cosa tutti siamo sicuri: certamente Sant’Agnese non abbandonerà la sua Casa e chi  la ama. In tutta questa oscurità e silenzi laceranti ed incomprensibili  ci sta dando dei bellissimi segnali di speranza e vicinanza. Questa è una certezza per noi!  A chi ha deciso questa chiusura diciamo ancora: - Siete sicuri di aver fatto la cosa giusta? Noi siamo sereni!
Fraternita Laica Domenicana di Montepulciano